Le tradizioni delle botteghe, il profumo dei forni a legna che sfornano pane e biscotti, i rintocchi delle campane che scandiscono la giornata e la natura generosa sono l’anima dei borghi.
In questi luoghi, dove il tempo sembra dilatarsi e dove ogni aspetto della vita sembra fermo al passato, regna la regola del “qui e ora”.
Un invito a fermarsi, a respirare e a guardarsi intorno con gratitudine. È proprio questo lo spirito giusto per immergersi nell’essenza del turismo esperienziale.
Perciò, ho scelto di intervistare una persona che con il suo vissuto e la sua mission potesse condividere al meglio una storia circolare.
Il suo impegno e la sua resilienza adesso occupano il mio giovane orto del green storytelling.
Lei è Mafalda Inglese, amministratrice di My Fair, società benefit del settore turistico. Da donna del Sud e imprenditrice conosce bene il significato della valorizzazione e l’importanza delle radici.
Il suo lavoro da nuova vita ai territori della Campania attraverso il recupero delle esperienze storiche, culturali e umane.
Seguimi in questa lettura! Ti porto a conoscere il suo racconto.

Che cos’è il turismo esperienziale e cosa ci insegna?
Il turismo esperienziale è l’estensione del turismo emergente.
È una forma mentis e di viaggio che si nutre di dettagli e di contatti umani. I suoi particolari, la lentezza e la consapevolezza permettono di vivere con pienezza ogni singolo momento del viaggio.
D’altronde, sono questi aspetti a distinguere il turismo esperienziale dal turismo di massa, coatto e veloce.
Il turismo delle esperienze autentiche non cerca il caos, bensì aspira all’essenza vera delle cose, degli incontri che possono generare ricordi e connessioni umane oltre lo spazio.
Ecco lo spirito che incarna My Fair, una realtà aziendale dedicata allo sviluppo e promozione dei piccoli comuni italiani fin dal 2016.
Da allora, raccoglie tutte le sue risorse ed energie per il recupero, il dialogo e la valorizzazione delle aree interne del Sud Italia, in particolare del Cilento.

My Fair, l’agenzia culturale che cattura l’anima dei borghi
My Fair nasce in un periodo di incertezza in cui la sensibilità verso il turismo responsabile e sostenibile non era ancora diffusa”, racconta Mafalda.
All’inizio, il nostro contributo consisteva nella partecipazione a semplici eventi di promozione dei territori.
Presto, però, abbiamo capito di voler fare molto di più. Non potevamo essere semplici esecutori di eventi.
Così dal 2018 My Fair ha iniziato a lavorare al rilancio delle aree rurali del Sud con l’aiuto dei fondi europei e degli incentivi statali (PNRR) per ridare vita ai borghi che sono stati dimenticati.

Il turismo esperienziale secondo My Fair: un viaggio tra storia, cultura e umanità
Per Mafalda e la realtà di My Fair maturare il rispetto per i luoghi e le popolazioni è il presupposto per vivere un’esperienza piena e avere l’occasione di sintonizzarsi con la loro anima.
“Quando pensiamo che i luoghi sono nostri, sbagliamo!”, dice Mafalda.
L’aggettivo “nostri” indica qualcosa che va oltre l’appartenenza. Dobbiamo imparare a coltivare il rispetto per i luoghi che ci ospitano”.
Da questa filosofia nasce il turismo emozionale. Il punto di svolta per una serie di format turistici che My Fair crea e con cui si propone di racchiudere i sentimenti dei piccoli comuni del Sud.
Quali esempi concreti di turismo esperienziale avete sviluppato?
Il turismo emozionale permette di dare voce alle sensazioni e alle emozioni che sono da qualche parte dentro di noi. Queste riaffiorano mano mano che richiamano alla memoria profumi, racconti ed esperienze vissute in prima persona o che ci sono state tramandate.
Il salotto dei borghi è stato il primo progetto emozionale. Siamo partiti dal mio paesino d’origine, Castel San Lorenzo, vicino Paestum.
Volevamo ridare voce alle zone interne del Cilento. Per questo il mio team si è attivato insieme ai Comuni per rintracciare la storia dei borghi. È stata una grande sfida.
Siamo riusciti a compiere una ricerca importante di fonti scritte e testimonianze orali.
Abbiamo così ricreato un vero e proprio salotto culturale nel quale far rivivere la storia e l’unicità dei borghi.
Poi, ci abbiamo preso gusto e abbiamo dato forma a tante altre idee che oggi incontrano lo stupore e l’emozione di chi si avvicina al mondo My Fair.
I progetti di My Fair: storie di meraviglia e di vicinanza sociale
L’obiettivo umano delle passeggiate fotografiche
Il progetto delle passeggiate ha avuto un grande successo, soprattutto nel delicato periodo della pandemia da Covid-19.
Quando la libertà di movimento era limitata, le passeggiate fotografiche sono diventate una boccata d’ossigeno per le persone che partecipavano. In poco tempo, sono diventate l’occasione per riscoprire la meraviglia nel mondo e l’interesse nel turismo di prossimità.

Panariello experience tra arte e magia
È un’esperienza unica che riporta all’antica arte dei cestai. Un’arte fatta di pazienza e di maestria. Ogni filo di canna intrecciato diventa parte di un’opera d’arte e costruisce l’identità di un luogo e della sua comunità.

L’accoglienza del tarallo
“L’accoglienza è nel cuore di chi va come di chi accoglie”
Accogliere è un’azione simbiotica, spiega Mafalda.
Per tradurre queste parole in immagine dobbiamo guardare alla dedizione delle signore come Franca e Pasqualina mentre preparano e infornano i taralli.


La convivialità e il senso di comunità delle Cene dei Borghi
Fra i nostri intenti si annovera la conservazione del patrimonio immateriale dei borghi d’Italia, una ricchezza che rischia di estinguersi se non agiamo!
La volontà di contrastare la solitudine nei borghi e il loro lento spopolamento è il senso della “Cena nei Borghi”.
I borghi sono spazi vivi. Sono luoghi perfetti per coltivare la socialità, stringere delle relazioni umane sincere e coltivare la reciprocità sana tra le persone. Alla base dei borghi ci sono i principi del mutuo aiuto e il senso della cura.

In che modo il modello di impresa My Fair sostiene le comunità del territorio?
My Fair non si limita a promuovere il turismo, ma aiuta concretamente le comunità locali, sia dal punto di vista economico che sociale. Non scegliamo qualsiasi territorio, ma quelli che davvero credono nel turismo sociale.
L’obiettivo è coinvolgere stakeholder, tour operator e turisti nella scoperta delle aree interne, proponendo un’offerta turistica su misura e sostenibile. Infatti, per il 2025 siamo già a lavoro. Vogliamo diventare un tour operator sostenibile con una proposta di viaggio che metta al centro le tradizioni locali e la loro bellezza.
La mediazione culturale di My Fair: una sfida per il successo del turismo consapevole
“Quando i turisti ci contattano, spesso chiediamo loro di interrogarsi sulle scelte di viaggio”.
La nostra intenzione è educare i turisti e anche le comunità ospitanti al turismo consapevole. L’ospitalità e il turismo non sono una barbarie. Sono, invece, un’opportunità di crescita reciproca”.
Se riusciamo a capire questo concetto, possiamo cambiare in positivo il futuro dei borghi.

Conclusioni: il turismo esperienziale per il futuro delle comunità del Sud
La storia di Mafalda e di My Fair ci insegna che viaggiare non è solo spostarsi da un luogo all’altro.
Viaggiare è mettersi in ascolto delle nostre e delle radici delle altre persone con rispetto.
E siccome ogni viaggio lascia un segno possiamo scegliere che impronta lasciare. Possiamo dare un futuro alle comunità locali. In ogni nuova meta ricordiamoci di sostenere la loro economia e contribuire alla salvaguardia di un patrimonio culturale e umano che merita di essere vissuto e tramandato senza stereotipie.
Siamo pronte e pronti a viaggiare con questo spirito?

